Momenti no e dubbi all'Università

Momenti no e dubbi all'Università

Studiare a Bologna è stato meraviglioso.
Lo sapevo mentre lo vivevo, lo so ora che riguardo alle scelte che ho fatto e mi sento convinta del mio percorso.
Però.

Il periodo universitario non è tutto idilliaco, in generale la vita dello studente è segnata da diversi momenti #mainagioia.
Non ci sono i topolini che ti cuciono vestiti, nessun albero parlante che ti dice cosa fare e non ci sono incantesimi da spezzare che abbiano risvolti favolosi.
L'università non è un classico Disney, è più simile alla vita a Molto Molto Lontano e alla palude di Shrek, dove essere un orco non va di moda ma si possono ottenere grandi soddisfazioni.

Shrek

Oggi ci tenevo a parlare a quattrocchi dei momenti no, di quei dubbi che mi hanno bombardata mentre studiavo.
Condividere i momenti di sconforto ha un potere catartico, perché alla domanda "capita solo a me?" si può rispondere no. E con decisione.

Quindi non fatemi sentire sola su quest'isola e commentate con il momento no che non vi fa dormire la notte.
Io intanto mi butto.

Dalla padella alla brace: scelta sbagliata dopo il liceo

Frittata

Il liceo è stato un percorso in salita, durissimo. Sono arrivata in fondo senza fiato e praticamente con un calcio nel sedere.
Sono uscita con sessanta, il minimo, ma non ero una scansafatiche.
Il fatto è che per ogni buon voto, ne seguivano due pessimi.
Non riuscivo proprio a restare a galla, e questo mi faceva stare male.

Immaginate la gioia nel sentire che potevo andarmene, che era finita.

Il problema è che non avevo riflettuto molto bene su cosa volessi fare.
Mi ritrovavo con un percorso concluso a fatica e le idee non chiare.
Durante l'ultimo anno avevo pensato di andare a fare architettura, o comunque di occuparmi di design.
Mi piaceva molto il disegno tecnico ed ero sempre andata molto bene, ma poi avrei dovuto affrontare esami di matematica e fisica, e mi sentivo troppo inetta per iscrivermi veramente.

Alla fine mi sono iscritta a Lingue e letterature moderne a Parma.
Ho sempre letto molto e dopo la gita di quinta liceo a Barcellona ho pensato che volevo conoscere meglio il mondo.

Il pensiero non era poi così malvagio, sapere le lingue ti apre molte possibilità e stare a contatto con culture diverse mi intrigava.

Ho passato due anni a rincorrere gli esami, a studiare solo le materie che mi piacevano di più e a non sentirmi soddisfatta.
Rispetto al liceo i voti erano migliorati, ma provavo una costante frustrazione.
Non avevo i riscontri che mi aspettavo, non stavo brillando come mi ero aspettata.
Avevo creduto troppo nelle mie capacità?
Forse non ero così capace come mi ero sempre detta, forse ero una persona mediocre da risultati mediocri.

Ammettere uno sbaglio non significa avere fallito

Fallire

Sono stati due anni molto duri, in cui continuavo a pensare che alla fine non mi stavo impegnando abbastanza.

C'è stato un momento in cui ho pensato di mollare gli studi per mettermi a lavorare.
Poi mi è scattata una molla e ho chiesto una seconda possibilità, alla mia famiglia e a me stessa: mi sono iscritta a Bologna, a Storia e civiltà orientali.

Sono stata fortunata, i miei genitori avevano l'opportunità di pagarmi l'università, quindi impegnarmi per portarla a termine nel migliore dei modi era un dovere che andava oltre il curriculum.

La cosa più difficile è stata scendere a patti con le scelte sbagliate che ho fatto.
Ammettere di avere commesso un errore non significa avere fallito, anche se l'ho pensato; tutti i giorni, almeno una volta al giorno.
Per cambiare università ho raccolto tutto il coraggio che avevo: sentivo addosso la paura folle di cadere in errore di nuovo, di darmi fiducia quando in realtà non la meritavo.

La serenità di star facendo qualcosa che è nelle nostre corde non è da sottovalutare.
Se prima non riuscivo a dedicare tempo ad altre attività fuori dallo studio, arrivata a Bologna ho lavorato, anche per mantenere gli studi, fatto stage e avuto il tempo di dedicarmi alla scrittura e ad altri hobby.

Non credo di avere mai provato una sensazione tanto bella: potevo fare tutto, avevo improvvisamente tempo per tutto.
Non perché quel corso fosse facile, ma perché veniva facile a me.
E devo ammettere che tutti i dubbi avuti negli anni successivi, non mi hanno mai fatta dubitare del percorso nel suo complesso.
Anche perché i miei "momenti no" sono durati due anni, ed è vero che sarebbe stato più salutare darci un taglio prima.
Però sono una di quelle persone che non ce la fa a guardare indietro e pensare di cambiare qualcosa. Da un lato perché non è possibile, dall'altro se lo fosse avrei il terrore di cambiare il mio presente e non vorrei mai.

Bene, dopo tutto questo filosofeggiare tocca davvero a voi.
Il tempo per pensare ai vostri momenti no ce l'avete avuto, quindi scatenatevi nei commenti e raccontate le vostre esperienze.
Noi ci rivediamo giovedì prossimo!

Pubblicato da Francesca Panciroli, in collaborazione con Parola di Quattrocchi.

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