Come e perché cambiare università?

Come e perché cambiare università?

A volte si è troppo precipitosi, altre capita di rendersi conto di volere fare altro nella vita.
Altre ancora si scopre che in un altro ateneo la preparazione in quel ramo accademico è migliore.

Sono tante le ragioni che possono portare a cambiare università o corso di laurea, ma come si fa?
Cosa occorre?

E soprattutto, perché alla fine dovrei farlo davvero?

Per ogni motivazione che ci viene in mente, sorgono mille domande.
Proprio per questo ho pensato di raggrupparle in un unico quesito: come e perché cambiare università?

1. Perché cambiare?

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Ho provato questa domanda sulla mia pelle, e se seguite WhiriWhiri o Parola di Quattrocchi, bene o male conoscete le mie vicissitudini universitarie.

Per farla breve, dopo il liceo ho scelto un percorso che mi stava stretto.
Per due anni ho provato a starci dentro, sgomitando e impegnandomi il più possibile, ma niente da fare.

A un certo punto mi sono fatta una domanda semplice: perché continuo a volere entrare in una 42 se indosso la 44?

Sì, è proprio questa la domanda che mi sono fatta, davanti allo specchio in un camerino. Fissando quello spazio che la cerniera non voleva chiudere.

Cambiare università non è un fallimento.

Come non lo è lasciarla per lavorare.

Entrambe queste scelte sono nuovi percorsi di vita che magari ci calzano meglio, che rispettano quello che siamo e quello che vogliamo.

Quindi, perché cambiare università?

Perché in un altro ateneo ci sono corsi migliori, o magari c’è l’opportunità di un overseas.
Perché quello che sto studiando mi fa venire la nausea, non lo capisco, mi fa impazzire.
Perché ho scelto qualcosa che poi non mi appassiona molto, e anche se vado bene, non è questo ciò che desidero.

Questi sono solo tre degli infiniti perché che volano nell’etere.
Una volta che avrete trovato il vostro, potrete andare al punto due con serenità.

2. Come cambiare ateneo

Come fare

Partiamo dal presupposto che ogni ateneo funziona a modo proprio.
Quindi non c’è un regolamento univoco che possa dire come fare nelle singole università.

Per creare delle linee guida con cui potrete semplificare questo procedimento, farò riferimento al mio ateneo, quello bolognese.

Il trasferimento in un nuovo ateneo comporta un doppio controllo: da una parte delle regole dell’università in cui si è iscritti, dall’altra dell’università in cui si vuole andare.

Quindi c’è da essere precisi, e il primo passo è controllare di essere in pari con i pagamenti delle tasse universitarie.
Giusto per evitare che venga fermato tutto.

Una volta che ci si è assicurati di questo, si dovranno controllare:

  • termini di presentazione della domanda, magari contattando la segreteria di riferimento;
  • requisiti d’accesso: è presente un test di ingresso? Ci sono altre modalità di selezione?;
  • scadenze entro le quali bisogna consegnare la carriera accademica, che verrà esaminata dai docenti del nuovo ateneo. Ai quali spetta la decisione di riconoscere o meno certi esami.

A questo punto c’è da pagare la tassa di congedo.
Una fase che Unibo ritiene molto delicata, perché c’è bisogno di verificare che tutte le prove sostenute siano correttamente registrate nella carriera.

Se qualcosa non dovesse essere al suo posto, si dovrà contattare il docente con cui si è sostenuto un determinato esame.

Dopo avere pagato la tassa, si dovrà:

  • stampare e firmare il modulo del trasferimento (Unibo lo mette a disposizione su Studenti Online);
  • consegnare o spedire il tutto alla segreteria studenti del tuo nuovo ateneo.

Purtroppo non finisce qui.
Con ogni probabilità, l’altra università ti chiederà di pagare un’indennità di trasferimento.
L’Università di Bologna, in questo caso, attende di ricevere il fascicolo dall’ateneo di provenienza. Una volta arrivato, la segreteria del tuo nuovo corso chiamerà l’interessato fornendo il codice di pagamento.

Una volta che tutto questo passaggio di documenti sarà terminato, si potrà passare dalla segreteria studenti a ritirare il badge e accedere ai servizi di ateneo.

Avete per caso cambiato idea?
Sì, succede di capitare in un circolo vizioso e di tornare a domandarsi: perché cambiare?

3. Cambiare è più difficile che scegliere di getto

Bivio

Quando dopo il liceo ho scelto l’università l’ho quasi fatto a occhi chiusi (infatti si è vista com’è andata).
Ho iniziato carica come una molla, pronta a conquistare il mondo.

Ma quando si è trattato di cambiare, la scelta non è stata così immediata.

In quel momento avevo il timore di tornare punto e a capo, scegliendo un altro percorso che non sarei riuscita a finire.
E se i miei voti avessero continuato a essere mediocri?
E se fossi rimasta indietro con gli esami?

Senza contare la delusione che stavo dando ai miei genitori, che mi avevano sostenuta nella scelta prima, ed economicamente poi.

Scegliere non è stato facile e non vi dirò “buttatevi”, perché cambiare significa ponderare sulle proprie scelte e su quello che si vuole fare.

Per qualcuno sarà chiaro come affrontare questa situazione, altri la vedranno grigia come l’ho vista io e avranno bisogno di confrontarsi con amici e parenti.
Il confronto è davvero un ottimo metodo per scoprire se si è motivati a sufficienza e se il desiderio di ricominciare non è solo dovuto a incertezza del momento.

Pubblicato da Francesca Panciroli, in collaborazione con Parola di Quattrocchi.

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