Diventare Community Manager

Diventare Community Manager

Buondì Whiris!
Com’è iniziato il vostro giugno?
Sembra che finalmente sia arrivata la bella stagione, e anche se con sé porta la sessione d’esami un po’ di sole ci aiuterà a togliere il pallore che questo inverno troppo lungo ci ha portato.

L'inverno sta arrivando

Per dare la giusta grinta al mese di giugno, iniziamo con l’abituale whiri-intervista.
A parlarci del suo percorso è Marta, che con la laurea in architettura ha unito la passione per l’arte all’esigenza di uno studio più tecnico.

Questo l’ha portata a scegliere di concentrarsi sulla comunità ancora prima di pensare al progetto finale diventando community manager.

La maturità si avvicina per i nostri whiris, e quindi anche il momento di scegliere a quale corso universitario iscriversi. A te com’è andata? Avevi già le idee chiare?

Mi sono sempre piaciute le discipline artistico-culturali e fino alla maturità ero convinta di iscrivermi a beni culturali.
Poi è subentrata la voglia di sperimentare qualcosa di diverso, che unisse sapere artistico e tecnico, così ho scelto architettura.

Alcuni hanno la convinzione che i percorsi tecnici o scientifici non permettano una grande specializzazione. Chi ci si trova in mezzo, invece, fatica a capire quale strada prendere, di specializzazioni ce ne sono tante. Tu quale percorso hai scelto? Cosa ti ha dato modo di realizzare?

Realizzare qualcosa

Ho scelto di specializzarmi in progettazione partecipata e rigenerazione urbana grazie a un esame di urbanistica in cui ho avuto modo di sperimentare l’atto progettuale, intendendo il progetto come risposta non solo a una singola esigenza ma come un processo complesso e composto da diversi fattori. Da quello architettonico a quello sociale, oltre che amministrativo e ambientale.

Il progetto urbanistico derivato da quel corso è stato frutto di interviste sul campo, sopralluoghi e ricerche sociali e paesaggistiche, che hanno reso la soluzione pensata completa e cucita sull’area di intervento.

Durante la nostra prima chiacchierata, mi hai detto che il corso di studi scelto ti stava un po’ stretto. Cosa ti mancava? Come lo hai reso nuovamente tuo?

Fuori dagli schemi

Durante il mio percorso di studi ho sentito l’esigenza di portare la disciplina architettonica “fuori” dalle tavole di disegno e più nella testa e nel cuore delle persone.
Occuparmi solo della parte tecnica non mi bastava più perché lo percepivo come il voler dare una risposta univoca e forzosa a tante e diverse domande.

Quindi ho scelto di concentrarmi sull’ascolto delle esigenze della comunità e di occuparmi solo dopo degli aspetti architettonici della progettazione.
Mi sono quindi specializzata in processi di riuso di stabili e di rigenerazione urbana.

Così ho potuto integrare il sapere architettonico con aspetti di attivazione civica e gestionali, aspetti che rispondono alla mia idea di architettura come un sapere al servizio della comunità.

È un lato dell’architettura che viene spesso sottovalutato o comunque non preso in considerazione. In effetti non andrebbe dimenticato che quello che costruiamo lo facciamo per le persone, per creare ambienti in cui ci si possa ritrovare.
Come hai sfruttato il tuo percorso di studi e le conoscenze acquisite?

Attualmente lavoro come community manager presso La Polveriera di Reggio Emilia , dove mi occupo di progetti di attivazione civica e di relazioni con le realtà del territorio.

Per svolgere questo ruolo mi sono utili sia le competenze tecniche acquisite durante il mio percorso di studi, in termini di progettazione e concezione di spazi, sia quelle relative al community organizing che ho acquisito grazie al master U-Rise in rigenerazione urbana e innovazione sociale.
Specializzazione che mi ha permesso di acquisire nuovi strumenti in ambito sociale.

La Polveriera, davvero? Adoro quel luogo! Come è stato trasformato, la possibilità di usare gli spazi di co-working. Qual è la cosa che più ti piace di questo mestiere che ti sei cucita su misura?

Seppur apparentemente lontano dalla mia iniziale formazione universitaria, questo lavoro mi permette di occuparmi della “città” per come mi piace pensarla, composta cioè da un corpo (gli spazi) e un’anima (le persone).

Ciò che sto sperimentando si traduce nel lavoro sia sulla parte più fisica (gli spazi e le architetture che compongono la città) senza tralasciare la cura e l’accompagnamento di chi la abita: senza abitanti infatti, i nostri luoghi non avrebbero significato.

Pubblicato da Francesca Panciroli, in collaborazione con Parola di Quattrocchi.

No comments yet.

Entra in WhiriWhiri per poter commentare.

Accedi