I consigli di WhiriWhiri per sopravvivere ai Coinquilini

I consigli di WhiriWhiri per sopravvivere ai Coinquilini

Tutti i fuori sede, prima o poi, devono fare i conti con la convivenza e i coinquilini. Certo, molto spesso si preferisce dividere la casa con vecchi amici o ex compagni delle superiori perché più o meno si sa a cosa si va incontro, ma capita anche che per un motivo o per l’altro i coinquilini siano persone totalmente sconosciute, e quasi come per la legge di Murphy, la convivenza con queste sarà impossibile. In entrambi i casi – anche nel primo, sì –, non è mai facile abituarsi a questo nuovo tipo di vita, soprattutto dopo aver passato i vent’anni precedenti in casa coi genitori.

Il primo ostacolo con cui tutti i coinquilini devono fare i conti – anche se può sembrare banale – è lo scontrarsi degli orari. C’è chi ha lezione la mattina e chi al pomeriggio, c’è chi durante la cena guarda la tv e chi preferisce parlare, c’è chi studia di notte e chi di notte vuole dormire… eccetera eccetera. Ovviamente bisogna scendere a compressi, e non è detto che sia sempre una discesa pacifica – almeno i primi tempi –, ma se si riescono più o meno incastrare le abitudini di tutti allora poi risulterà più facile organizzare i “turni”. Dipende molto dal tipo di coinquilini, naturalmente, ma per una buona convivenza aiuta sempre suddividersi i compiti: una settimana qualcuno pulisce il bagno e qualcuno lava i piatti, qualcuno fa la spesa e qualcuno pulisce la casa… e la settimana successiva si fa il cambio. Certo, è facilissimo stancarsi o non rispettare i turni – soprattutto perché l’università e lo studio giustamente irrompono spesso –, ma cercare di mantenere un certo ordine aiuta anche a mantenere un ordine mentale e a non litigare di continuo.

Un altro ostacolo che spesso causa disagi – quando non liti – è la ragazza o il ragazzo dei coinquilini. Va, viene, resta a mangiare e/o dormire – praticamente è un abitante in più. Anche i gruppi di studio possono diventare fonte di disagio: tre o quattro persone che si ritrovano per studiare – magari infastidendo gli altri – non sono semplici da sopportare. Ma la situazione più complicata da gestire è la cucina. Per quanto riguarda il pranzo, in realtà, molto spesso viene consumato in facoltà – preparato la sera prima, magari, però comunque consumato in facoltà –, ma la cena è un’altra questione. La prepara uno per tutti? Si fanno i turni? E se uno non sa cucinare? Ognuno si arrangia per conto proprio? Ma le cucine degli appartamenti sono sempre minuscole: l’ultimo è costretto a cenare alle dieci di sera? E poi la spesa va fatta in comune oppure no? Insomma, non è tanto il cucinare in sé per sé, ma tutto quello che circonda il cucinare. La soluzione migliore probabilmente è decidere come organizzarsi già dal primo giorno e poi scoprire con calma se funziona (magari fare i turni non è produttivo, e allora tanto vale che ognuno si arrangi come può, o viceversa), ma è bene sapere che la cucina è sempre fonte di disagio.

E quando l’anno termina e il contratto scade, la prova del nove per saggiare la convivenza è capire quale sarà il destino dell’appartamento. Se i coinquilini decidono di rimanere insieme – banalmente –, allora significa che la convivenza ha funzionato. Sembra stupido, ma quante volte qualcuno lascia panni sporchi ovunque o il bagno indecente, rovinando l’amicizia e la coabitazione?

Alla fine, il segreto per vivere coi coinquilini è soltanto uno: la tolleranza. La tolleranza e il compromesso, perché se tutti cedono su qualcosa, probabilmente guadagneranno su qualcos’altro, e la convivenza ne gioverà. Inoltre – perché no –, si otterrà rispetto e gratitudine dagli altri, e magari anche qualche amico in più.

E voi? Come vivete coi vostri coinquilini? Quali strategie adottate per non impazzire? Fatecelo sapere nei commenti!

Pubblicato da Alessandro Mambelli.

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