Le lezioni online ai tempi del Coronavirus

Le lezioni online ai tempi del Coronavirus

In queste settimane, per via dell’epidemia di Coronavirus, le scuole e le università italiane sono chiuse. Tutti gli studenti, quindi – e anche i professori –, si sono ritrovati nella bizzarra situazione di dover fare lezione online. Se alcune università già praticavano questo formato per alcuni corsi, tutto un altro paio di maniche è avere ogni singola scuola d’Italia impegnata nello svolgimento di buona parte della seconda metà dell’anno scolastico da casa, attraverso un computer.

Le lezioni online hanno diversi pro e contro, ma è innegabile che – complice la quarantena che coinvolge tutto il Paese e la situazione poco piacevole – fare lezione online sia spesso un disagio. Sì, è vero, a casa si può seguire la lezione in pigiama o stesi sul letto, e non essendoci il brusio di fondo è più facile seguire – e proprio perché si è da soli è anche più difficile parlare col vicino –, ma siamo sicuri che questi vantaggi compensino il resto? Per esempio, proprio il fatto di essere soli può dimostrarsi una lama a doppio taglio: in un luogo familiare come casa nostra, e senza essere giudicati da nessuno, è più facile distrarsi.

Ora, bisogna ammettere che le varie scuole hanno reagito prontamente e in modo ottimo all’emergenza, ma è anche vero che nessuno era pronto a una situazione simile. L’esempio più ovvio è quello della connessione: non è detto che tutti abbiano una buona connessione Internet, e quindi può capitare di perdere pezzi di lezione qua e là. Questo, ovviamente, comporta una fatica ulteriore per recuperare queste lacune, e di certo non è piacevole. Oppure, molti professori non sanno usare il computer. Mi rendo conto che è brutto da dire, ma soprattutto gli insegnanti più anziani e “tradizionalisti” non sono molto pratici (esistono anche loro, dopotutto), e immagino che ora siano in crisi. Ho sentito storie di professori che hanno annullato la lezione per colpa della loro scarsa connessione casalinga, oppure perché non riuscivano a fare due ore di lezione con un figlio piccolo in giro per casa (del resto, sono genitori anche loro).

Ma non è solo un disagio per i professori, ovviamente, perché la velocità con cui è stato necessario correre ai ripari per non perdere troppi mesi di scuola ha creato inevitabilmente confusione. Per esempio, i professori si annotano tutti i nomi dei presenti durante le lezioni online per la firma delle presenze? Si arriverà al punto di dover fare la sessione estiva online? Se sì, hanno già pensato a come gestirla? Oppure è ancora un mistero come molti amici mi dicono? Immagino che gli studenti si sentano spaesati, abbandonati e senza bussola, ancora più insicuri ora che il periodo storico è così difficile.

Parlando con un amico che aveva cominciato il tirocinio di medicina qualche giorno prima che l’Italia fosse dichiarata zona rossa, ho scoperto che la situazione era davvero pesante. Gli stessi studenti non sapevano come comportarsi, perché nessuno – neanche i professori – aveva ben chiaro come gestire i tirocini medici. Molti studenti venivano dalle zone rosse, non c’erano mascherine e protezioni per tutti, anche da semplici tirocinanti gli studenti si sentivano in dovere di dare una mano ma poi non si potevano correre rischi simili. Insomma, sono stati giorni infernali.

Tuttavia, bisogna ammettere che – nonostante tutto – le scuole e le università hanno risposto molto bene all’emergenza, e molti miei amici studenti sono in generale soddisfatti di come si svolgono le lezioni online. Sì, certo, il disagio è molto forte perché non è come fare lezione dall’aula, però nella situazione in cui siamo – con il numero sempre più elevato di decessi e contagiati – penso sia giusta la frase detta da un mio conoscente: “è solo un piccolo sacrificio necessario”.

Pubblicato da Alessandro Mambelli.

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