La ricerca medica sul Coronavirus

La ricerca medica sul Coronavirus

L’emergenza sanitaria in corso è ormai diventata un fatto storico. Sono sicuro che fra alcuni anni l’ultimo fatto nei manuali di Storia sarà proprio questa epidemia. Certo, non è la pandemia più disastrosa di sempre – la peste nera del ‘300, secondo National Geographic, uccise 50 milioni di persone (altri tempi, ovviamente, e nessuna cura) –, ma è la prima volta che una malattia si diffonde in un mondo globalizzato, interconnesso e unito economicamente come il nostro, un mondo così avanzato in cui sembrava impensabile potesse succedere una cosa simile. In effetti, nonostante le nostre conoscenze, nessuno era pronto.

Al mondo esistono milioni di virus, ma noi – coi mezzi moderni che abbiamo – ne conosciamo solo qualche migliaio. La ricerca medica rispetto ai virus, infatti, è una delle grandi missioni dell’uomo, perché statisticamente – con un numero così elevato – è solo questione di tempo prima che si ripresenti un’altra epidemia globale. È una missione importante soprattutto in un mondo super-connesso come il nostro, in cui una persona può andare da Tokyo a Lisbona in un giorno portando idealmente con sé qualunque tipo di malattia.

Per cui vediamo a che punto è la ricerca sul Covid, e come ci comporteremo nel futuro.

Se si cercano informazioni accurate e senza possibilità di dubbio, il Ministero della Salute ha una pagina piena di FAQ molto utili (“Cos’è il Coronavirus”, “Sintomi”, “Superfici e igiene”). Tutte cose di cui in questo periodo abbiamo sentito parlare dappertutto, del resto, ma che proprio per questo ci hanno solo confuso le idee. Ecco, la pagina del Ministero della Salute non può essere sbagliata.

In questa pagina c’è anche la voce "Prevenzione e trattamento", in cui si spiega che al momento non esiste un vaccino, né che un altro vaccino esistente (come quello contro la tubercolosi) sia efficace. Il vaccino, però, è sicuramente il prossimo obiettivo: se la popolazione si vaccina, l’immunità di base per resistere a nuovi focolai è più alta (è così che si sono sconfitte molte malattie del passato). Tuttavia, non è così semplice.

Un vaccino non è immediato. Prima di tutto bisogna trovarlo, poi bisogna sperimentarlo, quindi bisogna produrlo e distribuirlo – tutti passaggi coi loro tempi, e alcuni di questi sono molto lunghi. Al momento – basta una velocissima ricerca su Internet –, moltissimi istituti sparsi per il mondo stanno cercando un vaccino – chi lo sta già sperimentando, chi è ancora alla ricerca –, ma nessuno finora ha trovato quello “definitivo”.

Moderna – un’azienda di Boston – ha cominciato a testare un potenziale vaccino già da marzo, ma per il momento non ci sono ancora dati certi sulla sua efficacia. Qualche giorno fa, a Oxford, un’italiana è stata la prima paziente del nostro Paese a sottoporsi a un test con un altro potenziale vaccino – questa volta di matrice inglese –, ma anche qui siamo solo alle prime fasi. In giro per il mondo, vista l’emergenza, non si contano le ricerche e gli studi – tutto è focalizzato a combattere il Covid-19.

Ma la strada è ancora lunga. Una volta trovato un vaccino, infatti, la scienza non si fermerà, ma andrà avanti per cercare di prevenire la prossima epidemia. Finché non si avrà un vaccino certo contro il Covid-19, invece, è necessario prendere tutti gli accorgimenti del caso, anche – purtroppo – sacrificando certe libertà personali. Un piccolo sacrificio che vale il bene di tutti.

Pubblicato da Alessandro Mambelli.

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