Il caso della sperimentazione sui macachi

Il caso della sperimentazione sui macachi

La ricerca e la ricerca universitaria sono fondamentali per il progresso della scienza e della conoscenza. Scoprire nuove cure, imparare cose nuove, ampliare i propri orizzonti – sono tutti obbiettivi nobilissimi e giusti da perseguire. Spesso, però, la ricerca si scontra con l’etica, e il dibattito che nasce può essere molto complesso. Prendiamo per esempio la storia del progetto LIGHTUP.

Il progetto – come scrive il Corriere – aveva l’obbiettivo di ricreare un “modello animale” per aiutare le persone affette da “blindsight”, cioè una perdita della vista a causa di un danno cerebrale. Il problema è nato quando la Lav (la Lega Anti Vivisezione) ha denunciato le condizioni dei circa 6 macachi che sarebbero stati utilizzati durante l’esperimento. Soprattutto, denuncia la Lav, “l’Università di Torino ha ricevuto il finanziamento di oltre 2 milioni di euro da fondi pubblici per la sperimentazione, e l’autorizzazione dal Ministero della Salute per procedere a una ricerca invasiva su primati non umani, dalle conseguenze irreversibili. Gli esperimenti comportano la lesione della corteccia visiva attuata presso lo stabulario dell’Università di Parma”.

La risposta dei ricercatori è stata che il progetto aveva superato tutti i delicatissimi standard etici che un esperimento simile deve soddisfare, sia da parte dell’UE, sia da parte degli Atenei e anche da parte del Ministero della Salute. Inoltre, hanno specificato che “nessun progetto viene autorizzato se non ha una chiara ed evidente ricaduta sulla salute pubblica, e se la necessità di impiego di animali, il loro numero, e la scelta della specie non è adeguatamente motivata”.

Se gli scienziati specificano che i macachi vengono da allevamenti autorizzati e che non potrebbero sopravvivere nel loro habitat naturale, Essere Animali ha diffuso un video in cui i primati sono bloccati in gabbie che limitano i loro movimenti e dove si vedono le procedure che subiscono.

In seguito al dibattito, la sperimentazione si era fermata dopo la sospensione cautelare dei giudici, ma lo scorso gennaio il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso e fatto ripartire il progetto. Se la Lav è rammaricata del fatto che “ha perso l’Italia dove si continua a voler difendere una sperimentazione fuorviante, dispendiosa e ancorata al passato, a discapito del diritto e della vita di tutti e dei metodi innovativi di ricerca”, il professor Tamietto dell’Università di Torino spiega che “abbiamo perso un anno e mezzo di tempo per colpa di una teoria negazionista e complottista. I dati scientifici e il rispetto di tutti i valori etici erano chiari fin da subito”.

La sperimentazione sugli animali è da sempre un argomento di forte dibattito per tutte le sue implicazioni etiche, e questo caso non sarà certo l’ultimo. Il dibattito, però, è ciò che da sempre spinge e muove la scienza.

Pubblicato da Alessandro Mambelli.