Le università italiane salgono nelle classifiche internazionali

Le università italiane salgono nelle classifiche internazionali

Secondo i dati forniti dal Crui (Conferenza dei rettori), le università italiane sono risalite nei ranking internazionali. Dal 2017 al 2020, infatti, nelle 6 classifiche prese in esame, sono subentrati 85 atenei in più, mentre 11 atenei sono nelle prime 200 posizioni.

Mirko Degli Esposti (prorettore vicario dell'Università di Bologna) e Giulio Vidotto (coordinatore della commissione ranking dell'Università di Padova) hanno guidato il gruppo di lavoro del Crui, e hanno spiegato come le classifiche internazionali abbiano molto risalto. La prima classifica Arwu venne pubblicata nel 2003, e da allora gli atenei cercano di migliorare sempre di più per attirare nuovi studenti da tutto il mondo. Sicuramente è uno stimolo maggiore per essere sempre al top delle proprie possibilità accademiche.

Proprio nella Arwu – dice il Crui – gli atenei italiani sono passati da 16 a 46 nel giro di tre anni appena. Nella classifica Times Higher Education, invece, da 39 a 49, mentre nelle prime 200 posizioni ci sono ben tre università nostrane. Qs – il ranking più famoso – classifica ben 39 atenei italiani (contro i 31 di tre anni fa). La classifica della Commissione europea U-Multirank, infine, considera ben 79 atenei italiani, con 7 nella fascia più alta. Non dimentichiamo che Qs ha stilato anche una classifica di employability, cioè come l’università è capace di produrre occupati. Le italiane erano 16 nel 2017 e sonno 16 anche nel 2020, ma nelle prime 200 posizioni sono passate da 5 a 7.

Considerando gli altri Paesi europei, l’Italia non è messa benissimo. È vero, abbiamo più atenei rispetto alla Francia e alla Spagna, ma la Francia ha più università nelle prime 200 posizioni. Una delle cause per cui l’Italia non eccelle così tanto è il rapporto sproporzionato di docenti e studenti – troppo pochi i primi e troppi i secondi. 32 su 34 università sono oltre la 50esima posizione nella classifica del rapporto docenti-studenti. Senza dimenticare i tagli all’istruzione e tutto il resto (come la scarsa attrattiva per studenti e docenti internazionali). Fortunatamente, il settore della ricerca universitaria rende l’Italia orgogliosa.

Il Politecnico di Milano, Bologna, la Sapienza, la Sant’Anna, la Bocconi e la Normale sono le università che guidano l’Italia nelle varie classifiche prese in esame.

Ma non tutto è male. Il 40% degli atenei italiani, però – considerando Qs e Time Higher Education – sono fra i primi 1000 a livello globale. Il ciclo di incontro ospitati alla Luiss realizzato da italiadecide e Intesa San Paolo, infatti, ha dimostrato come “tra i principali per prestigio e per risonanza, il sistema universitario italiano si conferma a qualità diffusa sul territorio, senza università tra le prime 100, ma con oltre il 40% degli atenei nei primi mille a livello globale”. Inoltre, l’emergenza del Covid-19 non ha messo in crisi il sistema più di tanto, implementando anzi la DAD anche per il futuro.

Pubblicato da Alessandro Mambelli.